lunedì 30 gennaio 2017

Adriese-FIORENZUOLA 1-0

Guglieri, Arati e Koliatko cercano di fermare Marangon
Male, molto male in una domenica da dimenticare. L'inaspettata sconfitta rimediata nel Polesine contro una delle pericolanti del girone proprio non ci voleva. Con tutti gli uomini a disposizione, dopo due sconfitte negli ultimi due turni, servivano undici leoni lontano dal Comunale per tornare alla vittoria. Nella sfida-salvezza di Adria, Petrelli, Guglieri e compagni dopo aver chiuso la prima frazione di gioco a reti inviolate e un solo tiro nello specchio della porta granata sono andati sotto al 49' senza riuscire poi a riagguantare gli avversari. L'Adriese che non vinceva in casa da ottobre, senza due titolari, e con una delle difese più battute ha avuto vita facile contro un Fiorenzuola in giornata no. Con un inspirato Giacomo Marangon con la muta numero dieci, l'Adriese porta a casa tre punti vitali. L'attaccante di Porto Tolle, classe 1992 autore di 9 reti fino a d'ora ha creato grattacapi continui ai Valdardesi propiziando anche il palo colpito da Cesca nel finale. Contro le squadre di alta classifica non riusciamo a raccogliere niente. La sfida contro gli uomini dell'ex Clodiense Gianluca Mattiazzi era vista come possibile domenica del rilancio, dove non ci si poteva permettere di sbagliare e invece è arriva questa inaspettata e preoccupante battuta d'arresto. Si, perchè i pochi punti in classifica dei veneti e le positive prove dei Rossoneri (ma senza raccogliere punti) con Ravenna e Imolese facevano ben sperare sognando il ritorno alla vittoria dei "guerrieri" di mister Ciceri. Non è stato così, ed arrivata la terza sconfitta consecutiva. Domenica arriva al Comunale la rinata Colligiana in serie positiva da quasi dieci turni, non ci si può più permettere passaggi a vuoto. Da qui in avanti valgono solo i punti.

Daniele Messina in azione
Lorenzo Pezzi a secco di gol da diverse domeniche
Pietro Maria Piazza insegue il pallone
ADRIESE-FIORENZUOLA 1-0
ADRIESE: Milan, Bonilla, De Gregorio, Arvia, Ballarin, Di Bari, Amadio (1’ st Dall’Ara), Bellemo (29’ st Nava), Matei (25’ st Cesca), Marangon, Marcandella. A disp.: Bertasini, De Crescenzo, Greggio, Zanellato, Nalin e Berti. Allenatore: Mattiazzi.
FIORENZUOLA: Vagge, Petrelli, Contini (10’ st Koliatko), Pessagno, Pizza, Messina, Storchi (10’ st Napoli), Arati, Pezzi (29’ st Botchway), Guglieri, Lari. A disp.: Ballerini, Reggiani, Fucarino, Buffagni, Bouhali, Delporto. Allenatore: Ciceri.
Arbitro: Sili di Viterbo (ass. Meloni di Olbia e Bejko di Jesi)
Rete: 6’ st Matei
Note: cielo sereno, terreno in discrete condizioni, temperatura rigida. Calci d’angolo 5-1 per il Fiorenzuola; ammoniti Bonilla, Contini, Matei, Di Bari, Pessagno e Guglieri. Spettatori 200 circa. Prima della gara è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime dell’hotel Rigopiano.


i risultati della domenica:
Castelvetro-Pianese 2-1
Colligiana-Delta Rovigo 0-0
Imolese-Ribelle 3-2
Lentigione-Sangiovannese 4-1
Poggibonsi-Rignanese 0-1
Ravenna-Mezzolara 2-1
Scandicci-S.Donato Tavernelle 0-2
Virtus Castelfranco-Correggese 0-0

giovedì 26 gennaio 2017

Piero Ferraresso (Amarcord)

Forse più determinato e "cattivo". L'ala veneta che sul finire degli anni 90' scavava il solco in quel su e giù continuo sulle corsie laterali del Comunale. Un perito informatico prestato al calcio professionistico che oggi tecnicamente parlando potremmo accostare a Lorenzo Lari.


classe 1971, giovanili nella Sampdoria, poi va in prestito in serie C al Leffe. Passa al Fiorenzuola nell'estate della rifondazione, campionato di serie C1 1996-97. Ossigeno nei polmoni da vendere con il completo tutto nero della squadra del presidente Villa.

quel gol pesantissimo al "Moccagatta" di Alessandria a spingere il Fiore di Matticari e compagni a una serie quasi da record di vittorie consecutive interrotta sul campo del Saronno di Ottolina. Tanta manna per quel Fiorenzuola partito malissimo e impegnato nella ricorsa alla SALVEZZA.

Nella stagione 1998-99 realizza 9 reti con la fascia al braccio da capitano nel Fiorenzuola di Gregorio Mauro. E' l'ultimo campionato di serie C2 da alta classifica dei Rossoneri prima dell'inesorabile declino.

Laureato in informatica alla Bicocca di Milano. Vestirà in seguito le maglie di: Montevarchi, Saronno, Pro Patria, Legnano e Varese sempre in serie C.

mercoledì 25 gennaio 2017

La situazione dopo la giornata numero 20

SERIE D giorne D: si sono giocati oggi i recuperi della 19esima giornata di campionato. Le big Imolese e Delta Rovigo non si sono fatte del male impattando a reti bianche sul campo dei rossoblù di Baldini. Nella parte bassa della classifica (che interessa a noi), la Sangiovannese Marzocco è andata a vincere una sfida delicata sul campo della nostra prossima avversaria: l'Adriese.

La Colligiana è in serie positiva da 7 gare, mantenendo un passo salvezza invidiabile. Spiccano le 6 reti (o 7?) in due gare disputate di Crocetti arrivato a gennaio.

La classifica marcatori è guidata da Sciamanna (Correggese) e da Ferretti (Imolese) con 15 reti (in 20 gare).

Così in campo domenica 29 gennaio sempre alle 14,30 :



martedì 24 gennaio 2017

Amarcord (non nostro): "una Partita Particolare" (ma che è bello raccontare)

Amarcord non nostro ma che è bello a parer nostro raccontare... perché CALCIO PICCOLO, CALCIO DI PROVINCIA è CALCIO BELLO.
Riportiamo questi stralci di ricordi di calcio nazionale perché fanno bene alla memoria: quella volta che uno stadio da finale di Champions League fu prestato al calcio minore. Ma potrei ricordare uno spareggio di Promozione forse fra Brescello e Salsomaggiore giocato al "Tardini" di Parma o chissà quanti altri match dilettanti disputati in campi di serie A soprattutto al sud.
Luci al Meazza
3 luglio 2007, Fiorenzo Radogna

Il calcio italiano cambia, gli stadi italiani restano sempre gli stessi. Come se il fascino indubbio dell’età, da solo, dovesse bastare a pedinare il progresso (o più spesso il regresso) di mode, costumi e abitudini della pedata nazionale. Tutti, tranne pochi. Alcuni, fedeli al motto “Bisogna sempre cambiare, per rimanere se stessi”, il proprio volto lo hanno cambiato eccome. Una, due, cinque volte. In attesa della sesta. Il “Meazza” ha da poco compiuto 80 anni. E’ vecchio, grandissimo, scomodissimo (nel suo terzo anello), ha una copertura che fa a pugni col pratone sottostante eppure nessuno lo vorrebbe cambiare. E in pochi, forse qualche furbacchione in cerca di appalti, ne vorrebbero un altro. Quattro file di spalti, una per ogni lato, senza semicurve e con una tribuna coperta in legno e metallo, con le colonne a innervarsi fra i gradoni. Questo è l’originale “Stadio Calcistico San Siro” del 1926, nato dal progetto della coppia Stacchini e Cugini e sviluppatosi su una superficie di 37mila metri quadrati, di cui solo 9mila occupati dal manto erboso. La prima capienza è di 26mila posti, tutti a sedere. Un vero lusso per gli anni ’20. In un epoca dove gli spettatori non solo stanno in piedi, ma possono addirittura addormentarsi senza cadere, tanto sono compressi. Scriverà Gianni Brera: “San Siro…era la ripetizione in cemento armato dei campi provinciali inglesi. Facciamo Ipswich: quattro lati di spalti che lassù sono in legno. Non qui da noi”.
E’ un derby, il 15 settembre, a inaugurare la struttura. Sono anni anonimi per le milanesi, una delle quali si prepara a diventare Ambrosiana. Un po’ come se il Napoli diventasse Gennarina. La struttura è di proprietà del Milan essendone la costruzione interamente finanziata da Piero Pirelli suo presidente. Nel primo San Siro gioca solo il Milan, mentre l’Inter si appoggia ancora all’eterna Arena napoleonica, tranne in occasione delle gare di grande richiamo, quando i suoi 30mila posti non sono sufficienti. Nel 1935 sarà il Comune ad acquistare lo stadio. Per vedere le due squadre milanesi alternarsi sistematicamente sullo stesso terreno di gioco bisognerà però attendere la fine degli anni ‘40. Nel frattempo si sono costruite le quattro semicurve e l’aspetto della struttura diventa ad anello, viene abbassato il terreno di gioco e costruito un utilissimo (ma scomodissimo) parterre. Capienza 55mila posti, disposti su un singolo anello. Proprio a San Siro l’Italia di Pozzo guadagna nei Mondiali nostrani del ’34 il diritto alla finale, battendo in semifinale la fortissima Austria con un golletto di Guaita al 19’ e tanta sofferenza. E’ la prima importantissima sfida internazionale giocata nel catino milanese.
Poi arrivano la guerra, le bombe e gli sfollati, ma San Siro resiste, anzi si rilancia. Grazie al progetto di ristrutturazione di Calzolari e Conca che viene reso esecutivo nel 1954. Si parla inizialmente di dotare il nuovo San Siro di ben 150mila spettatori di capienza. Uno sproposito. E infatti la ricettività verrà poi limitata a “soli” 100mila posti, 85mila un anno dopo con la sistemazione di seggiolini nel settore tribuna e distinti coperti. E’ di gran lunga lo stadio più grande d’Italia e fra i più grandi d’Europa. E’ con questo ampliamento che la struttura acquisterà il secondo anello e quella forma elicoidale esterna, procuratagli dalle rampe di accesso. Una forma che resta nell’immaginario collettivo e nel ricordo di un calcio anni ’60 e ’70 mai abbastanza rimpianto. Gli anni di Mazzola e Rivera, delle Coppe dei Campioni rossonerozzurre, degli scudetti di Moratti padre e di Rizzoli. San Siro diventa quella “Scala del calcio”, con un’enfasi d’altri tempi e altri giornalismi. Un palcoscenico nobile, dove si giocano due finali di Coppa Campioni in pochi anni (nel ’65 Inter-Benfica 1-0 e Feyenord-Celtic nel 1970) ma che non disdegna “marchette” per le serie minori. Il 17 novembre 1974 San Siro viene “prestato” a una gara di serie C fra il Sant’Angelo Lodigiano e il Monza. Finisce 0-0. Sedicimila spettatori e un incasso di 32 milioni. E’ proprio un altro calcio.
Era stato invece un altro sport, il pugilato, a invadere il tempio meneghino del football. Il 1° settembre 1960 Duilio Loi abbatte Carlos Ortiz nella sfida mondiale dei pesi welter junior, con un pubblico record di 55mila spettatori. Intanto il pubblico che si alterna sugli spalti comincia a peggiorare. Negli anni ’70 i più maleducati del secondo anello prendono la brutta abitudine di gratificare gli spettatori nei distinti d’improvvisate “piogge dorate”. Non è raro in quegli anni vedere gente di quel settore assistere alle partite con l’ombrello, anche quando il sole spacca le pietre. E non solo. Più di un tifoso, nei decenni, vola letteralmente dalla struttura. “Ero seduto sulla balaustra del secondo anello, rivolto verso il campo – racconta un tifoso dell’Inter – a un certo punto ho sentito la massa di tifosi alle mie spalle che mi cadeva addosso. Sono volato giù, atterrando nel parterre con la gamba destra. Ho sentito il ginocchio che mi esplodeva”.
Nell’autunno del 1978 si scopre casualmente un cedimento nella struttura portante del secondo livello. Il Milan si lancia verso lo scudetto della stella con una casa parzialmente inagibile. Giocherà con la parte inferiore dell’anello superiore chiusa al pubblico, una capienza limitata a 65mila spettatori e con progressivi problemi di ordine pubblico, culminati nel giorno della festa scudetto. Prima dell’ultima del campionato 1978-79, Milan-Bologna, un Gianni Rivera al passo d’addio al calcio è costretto dal campo ad appellarsi al buon senso dei tifosi che hanno invaso la zona inagibile. Un tifoso calabrese piangente invade il terreno di gioco e afferra il microfono del Golden Boy: “Ho fatto 1500 chilometri per questa festa, non può finire così” singhiozza. Il pubblico rientra nei settori agibili, la partita finisce 0-0. Al Milan il 10° scudetto, al Bologna la salvezza, a San Siro la “patente” per una sopravvivenza che appariva in forse. Non solo, finalmente lo stadio acquista un nome. Tutto suo. E’ quello di Giuseppe Meazza, a cui il 2 marzo del 1980 viene dedicato lo stadio. Meazza, primo grande fuoriclasse italiano degli anni ’30, ha giocato nell’Inter e anche, ma solo un anno e in fase calante, nel Milan. Qualcuno di fede rossonera storce il naso. Meazza si identifica soprattutto con i colori nerazzurri.
Pochi mesi dopo un evento destinato a rimanere nella memoria di molti. Ma il calcio non c’entra nulla. Il 28 giugno 1980 Bob Marley tiene sul pratone dello stadio, davanti a oltre 100mila spettatori, il suo più grande concerto europeo. E’ un’apoteosi. Di musica, di giovani, di canne e idranti. Gli stessi raccontati qualche hanno dopo da Antonello Venditti nella sua “Piero e Cinzia”. Il consolidamento del 2° anello consegna lo stadio agli anni ’80, dove una normativa finalmente codificata in ogni aspetto sancisce una capienza definitiva attorno agli 83mila posti. Che rappresentano il trampolino verso un nuovo, radicale, cambiamento in vista di “Italia ‘90”. E’ in questi anni che viene segnato a San Siro, uno dei gol più belli della sua storia. Lo mette a segno nel secondo turno di Coppa Uefa, il 24 ottobre del 1985, Kalle Rummenigge in un Inter-Glasgow Rangers va a spazzolare le orecchie del suo diretto avversario con una sforbiciata al volo dalle dinamiche irripetibili. L’arbitro tedesco annulla per gioco pericoloso. E per stupidità conclamata (la propria).
Fra il 1988 e il 1990, in vista delle kermesse iridata, viene cancellato l’anacronistico parterre a vantaggio di qualche gradone in più per i posti a sedere delle tribune, mentre viene costruito il terzo terrificante anello, grazie a quattro enormi piloni di sostegno che faranno anche da base per una copertura di metallo e plexiglas posta a 75 metri dal livello del terreno di gioco. La capienza, fra posti persi nel parterre e guadagnati col terzo anello (incompleto all’altezza del tabellone elettronico) sarà fissata a 8550
0 posti, oggi diventati poco meno di 83mila. Spostata la tribuna stampa, fra mille polemiche, dal primo al secondo anello, sistemati i tornelli del “dopo-Raciti”, il prossimo passo per la cattedrale meneghina pare sarà il completamento del terzo anello, con l’aumento della capienza fino a 95mila posti. Per la gioia di quei tifosi-arditi, e sono tanti, che acquistano il tagliando di questo settore, per poi scavalcare e lanciarsi nel secondo anello. Da dove la partita si vede e non sembra una ricostruzione al subbuteo. Sarà la sesta faccia di uno stadio che non smetterà tanto presto di raccontare. Di farci piangere per le vittorie passate e ridere per le sconfitte di una volta.
Fiorenzo Radogna

fonte: http://www.indiscreto.info/2007/07/luci-al-meazza.html


Amarcord: una partita particolare a San Siro

17 novembre 1974, S. Angelo – Monza 0-0. Zero a zero come nelle peggiori, e rare, tradizioni di San Siro. Ma è stato bello lo stesso. Pensate: spettatori e incasso su per giù intorno alla media delle partite di serie A. Sant’Angelo e Monza hanno avuto la loro degna passerella che il tempo minacciava magari di guastare. Invece niente pioggia. Siccità anche in fatto di reti, pochi essendo stati i tiri nello specchio delle porte (tre in quella di Reali, uno in quella di Anzolin). Si è trattato della lacuna più evidente di una gara dignitosamente giocata e a tratti anche piacevole. L’agonismo non è venuto mai a meno e se ha avuto il sopravvento sul gioco puro e dilettevole è stato anche perchè l’avvenimento (giocare a San Siro) era troppo sentito e l’emozione ha frenato i più emozionabili da ricercare in maggior numero fra le fila dei sant’angiolini. Lasciare un buon ricordo a San Siro era il primo impegno sentito con uguale intensità da entrambe le squadre. Che questo “buon ricordo” potesse identificarsi nella pura e semplice vittoria, era quasi scontato, trattandosi di un derby. Ma proprio come nelle più frequenti circostanze del derby di San Siro, la paura di perdere è stata superiore all’ansia di vincere. Lo si è visto quando, ad un quarto d’ora dalla fine, David ha tolto l’unica punta effettiva con cui il Monza aveva fin li operato, Franco Vincenzi, sostituendola con un centrocampista. E di centrocampisti il Monza era già imbottito. Viceversa il Sant’Angelo per la seconda volta consecutiva abbondava in mezze punte che si sperdevano in una irrazionale girandola da cui la squadra, in fase di propulsione, non ricavava alcun giovamento. Sopratutto Servidei, l’unica punta, ne scapitava non trovando un compagno pronto ad appoggiarlo o a cui appoggiarsi, sicchè tutto restava allo stadio intenzionale. In tale contrapposizione il Monza, più organico ed equilibrato, trovava agevole presidiare con concretezza la zona di centrocampo e figurare meglio dell’avversario, con indubbio dominio territoriale. Miglior disposizione, più compatto presidio del centrocampo. Le due cose consentivano alla punta Franco Vincenzi di trovarsi spesso al ridosso del “suo” uomo e non viceversa, impegnandolo pericolosamente proprio sui palloni alti che sono il forte di Acerbi. Così come la punta sussidiaria Antonelli aveva maggiore opportunità di svincolarsi e involarsi in zona di tiro dove però trovava sempre pronto al recupero Cappelletti.
Notevole nella fase centrale della partita l’apporto dei due Sala, il numero 7 Patrizio e il numero 8 Fabio, e non indifferente anche quello di Trinchero, resistente nei contrasti e discreto cursore nonostante l’affrettata preparazione. L’assenza dello squalificato Sanseverino, se da un lato ha privato David di una pedina che avrebbe accresciuto il rendimento offensivo, conferendo nel contempo maggior spettacolarità alle scarne combinazioni, dall’altro gli ha consentito di rendere più ferreo e quadrato il resto della squadra. Ferreo anche se meno quadrato è risultato dall’altra parte, come era prevedibile, il dispositivo difensivo del Sant’Angelo. Mascheroni II, il libero, ha chiuso sempre l’ultimo varco a Vincenzi e ad Antonelli, cercando il disimpegno nei casi consentiti. Cappelletti, avendo a che fare con l’avversario di maggior spicco (quell’Antonelli che a San Siro si sente già di casa…), non s’è limitato, come è suo costume, al controllo ma ha cercato quei collegamenti che ad altri riusciva difficile allacciare in modo spedito. Poco lucido Gorno ha corso molto con meno costrutto del solito. Maffioletti e Acerbi non ci sono parsi sicuri e decisi come altre volte, pur avendo portato il loro decisivo contributo all’annullamento di una superiorità più apparente che effettiva del Monza. A spazzi notevole Fabiano Speggiorin che nello stile ricorda Bicicli. Tutte le volte che il Sant’Angelo riusciva a scrollarsi di dosso l’impaccio del timore, e muoversi senza credere che il terreno di San Siro fosse cosparso di pece, si è visto il Monza perdere in sicurezza e farsi perfino timido. L’ultimo quarto d’ora ha visto i rossoneri correre più dei biancorossi. Il calo, a metà ripresa era stato generale. Nelle gambe dei giocatori il terreno oltre misura per la loro portata, si faceva sentire, com’era prevedibile. C’era da vedere in che misura per l’una e l’atra squadra. Possiamo dire che lo è stato in parti uguali e anche questo spiega e giustifica il pareggio, che è sostanzialmente esatto perchè, il Monza ha dato tutto quello che poteva, il Sant’Angelo, a parte il rendimento alquanto insufficiente di Mazzola e Skoglund, invece no perchè più ha avvertito la responsabilità di giocare di fronte a cotanta platea. Tale responsabilità ha caricato in giusta misura proprio il Monza di solito meno concentrato e più dispersivo. Detto dell’arbitro, eccellente sotto ogni aspetto, ecco qualche appunto.
Un primo pericolo il Sant’Angelo lo ha corso al 23' su impappinamento di Gorno non sfruttato a dovere da Vincenzi. Lo stesso in precedenza s’era esibito in una spettacolare conclusione volante con palla oltre la traversa (azione di Trinchero). Speggiorin (appoggio di Skoglund), impegnava con un tiro da lontano Anzolin al 40' e tre minuti dopo il Sant’Angelo si distendeva nella migliore azione corale: Gorno-Speggiorin-Quintavalle-Servidei con conclusione di testa a fil di traversa di quest’ultimo. Quasi allo scadere del tempo Acerbi, in lieve ritardo di stacco si lasciava precedere da Vincenzi che schiacciava di testa sullo spigolo superiore della traversa. In avvio di ripresa Antonelli e Vincenzi operavano in favore di Trinchero che, in contropiede, s’involava verso Reali. Grande la deviazione a fil di traversa. Al 17' su azione a largo (finalmente!) respiro Gamba mette Antonelli in condizione di segnare ma il centravanti conclude sull’esterno della rete. Una palla-gol pareggiata a due minuti dal termine: Skoglund, liberatosi sulla destra di Michelazzi, suo attento guardiano, trova via libera: si porta avanti la palla controllandola di testa, la falcata è sciolta. Sembra dover concludere strepitosamente in rete quando invece gli manca il guizzo per stringere e tirare da posizione più centrale. Scarica bell’angolo dove Anzolin gli ha chiuso lo specchio della rete e può salvarla. Fosse stato gol per il Monza si sarebbe trattato di una sconfitta immeritata, ma da San Siro si sarebbe levato l’ancestrale boato. Anche se, e questo è un rilievo che farà piacere, fra gli spettatori di ieri più che quarantenni e cinquantenni legati ai ricordi del grande “Nacka”, c’erano molti giovanissimi, il naturale ricambio di una passione eterna.

Classifica: Piacenza e S. Angelo 13, Trento, Udinese e Lecco 12, Venezia, Cremonese, Monza, Seregno, Clodiasottomarina e Padova 11, Pro Vecelli e Sobiatese 10, Belluno 9, Mantova e Vigevano 8, Juniorcasale e Bolzano 7, Mestrina e Legnano 5.

(articolo tratto da “La Gazzetta dello Sport” del 18/11/1974)

lunedì 23 gennaio 2017

FIORENZUOLA-Imolese 2-4 Lorenzo Lari, Andrea Petrelli


Giocare in anticipo all'andata ci aveva sempre portato bene. Certo è che le avversarie non erano di alta levatura. Per dare fiato e prepararsi al recupero infrasettimanale del big-match contro Rovigo in programma mercoledì accettiamo la richiesta dei bolognesi di anticipare al sabato. Al cospetto dell'Imolese di Baldini dobbiamo fare a meno dell'esperienza di Matteo Arati in mezzo al campo ma rimettiamo nel motore tutta la grinta e la forza di capitan Petrelli. Gli avversari, affrontati nei nostri ultimi anni di serie C2 sfoggiano il nuovo acquisto Longobardi per l’attacco. Mister Ciceri dopo l’immeritata sconfitta di Ravenna opta per partire con gli stoccatori Napoli e Delporto in panchina, confermando il tridente dei giovani composto da: Lari, Pezzi (centrale offensivo) e Storchi. Da una parte una batteria di bomber da non so quanti mila euro di contratto e un pedigree di centinaia e centinaia di gol da raccontare, dall'altra un attacco, il nostro, nettamente più leggero ma con una voglia matta di crescere ed emergere. Sotto un bel sole che scalda di qualche grado il clima appena sopra lo zero, partiamo bene. Non si possono concedere jolly a questa Imolese già forte di suo, si sa, e invece di concretizzare i regali degli avversari (indecisioni difensive incredibili) mandiamo la palla tra le braccia del loro incerto n.1 o fuori dallo specchio della porta. Che spreco. Dal centrocampo in su l'Imolese è attrezzatissima. Ambrosini attaccante che sa lavorare anche dietro i compagni di reparto è impressionante. L'argentino "gomiti alti"Gustavo  Ferretti che avrà avuto ancora fresco il ricordo della quatripletta firmata andata sembra proprio intenzionato al senso del dovere, a onorare lo stipendio fino in fondo questa giornata. Gioca sporco, gioca di testa, influenza la terna arbitrale, difende e lotta e picchia forte i palloni all'indirizzo del nostro Alessandro Vagge. Il nostro Daniele Messina ne fa le spese portando a casa una botta al naso, ma è stato bravo a non mollare limitando con Pizza le sortite offensive degli ospiti. Messina quando lo guardo dalla gradinata, in volto mi ricorda Millesi Orazio. Il difensore ex Sampdoria è siciliano, catanese per la precisione come l’attaccante rivelazione del campionato 1996-97 con Cavasin.  Ecco spiegato il tutto. Il primo tempo si chiude così con un incoraggiante 0 a 0. Tra i migliori in campo dei nostri: Paolo Contini sulla corsia di destra. Ripresa che non poteva iniziare meglio per noi. L’atteggiamento dei “guerrieri” di Andrea Ciceri è quello giusto e arriva subito il gran gol di Lorenzo Lari che raccoglie un appoggio splendido di Ettore Guglieri al limite dell’area di rigore, a scavalca al volo il “sudamericano” Stancampiano regalando un sogno a compagni e spettatori. E’ il quarto gol in campionato dell’eclettica ala di Carpi che raggiunge così Napoli e Pezzi nella classifica dei marcatori Rossoneri. Se si va a vedere sono proprio i gol di Lari i più pesanti in termini di punti in classifica. Passano solo dieci giri di orologio e gli ospiti riescono già a pareggiare i conti. Nell’occasione la nostra retroguardia, punto di forza nel girone di andata, meno attenta nel frangente rispetto alla prima frazione non è esente da colpe. Il Fiore però ha ancora cuore ed energie. Il giovane reggiano Andrea Storchi spedisce in acrobazia la palla sul montante. Nel proseguo il generoso e combattivo Lorenzo Pezzi viene steso in area di rigore. Penalty! Sul dischetto va lo stesso Pezzino. Conclusione non irresistibile intercettata da un Stancampiano che aveva lasciato a desiderare per tutta la gara. Porca vacca no. Non si possono gettare all’aria queste opportunità. Scampato il rischio all'Imolese scatta la molla e il finale della partita sarà di gran lunga improntato sulla forza dei bolognesi pronti a fulminare i Rossoneri e a portarsi sul 4 a 1. Nei minuti di recupero c'è gloria per capitan Petrelli che infila la porta avversaria su azione concitata in area piccola. Da uno che non segna mai poi, capisci quanto il Capitano e il Fiore ci abbiano creduto fino alla fine. Primo tempo chiuso senza reti, sei gol nella ripresa era da tempo che non si vedevano al Comunale. Una seconda sconfitta che ci lascia intrappolati nella parte bassa della classifica, la seconda consecutiva del Fiorenzuola che in questo inizio di girone andata sembra aver incontrato due delle squadre più in forma del nuovo anno.
Ora occorre lasciarsi alle spalle queste due sconfitte e pensare ai prossimi impegni. Con la consapevolezza che occorre tornare a fare punti. E per tornare a fare punti la difesa deve correggere quei momenti di stand-by che costano caro mentre tutta la squadra deve ritornare a essere cinica negli ultimi venti metri. Abbiamo un attacco che segna poco, questo è risaputo. Occorre lavorare sul gol per correggere la poca precisione ed essere più determinati e cattivi davanti alla porta.
 I risultati della domenica hanno visto gran parte delle squadra di alta classifica fare il loro dovere. Spicca il successo della Colligiana (una delle prossime nostre avversarie) che fa suo il derby-salvezza di San Giovanni all’Arno. Quattro gol realizzati da Crocetti, il rinforzo scelto a gennaio dai dirigenti toscani per sanare i problemi dell’attacco della squadra di Colle Val d’Elsa. Lorenzo Crocetti classe 1983, ha realizzato 7 gol in 2 partite. Cose mai viste. Il Prossimo avversario del Fiore, l’Adriese staziona nella parte bassa della graduatoria, ha rinforzato l'attacco con l'esperto Cesca e si è fatta raggiungere sul pari sul difficile campo di Rignano nell'ultimo turni. Mercoledì i granata saranno impegnati nel recupero del match-salvezza contro la Sangiovannese.
Lasciamoci alle spalle Ravenna e l’Imolese. La testa deve essere già rivolta ad Adria dove domenica ci attende una sfida davvero delicata.



FIORENZUOLA-IMOLESE 2-4
FIORENZUOLA: Vagge, Bouhali (26’st Napoli), Contini, Pessagno, Pizza, Messina, Storchi (26’st Buffagni), Petrelli, Pezzi (26’st Del Porto), Guglieri, Lari. All.: Ciceri. A disp.: Ballerini, Reggiani, Koliatko, Fucarino, Fany Thima, Botchway.
IMOLESE: Stancampiano, Martedì, Testoni, Scaliniv (5’st Monacizzo), Boccardi, Syku (31’st S.Ferretti), Borgobello, Selvatico, G. Ferretti (35’st Tattini), Ambrosini, Longobardi. All.: Baldini. A disp.: Mastropietro, Sanna, Bettati, Fabbri, Graziano, Saporetti
Arbitro: Rosario Grasso
Marcatori: 1’st Lari, 11’ st Syku, 14’st G.Ferretti, 32’ st Ambrosini, 34’st G. Ferretti, 48’st Petrelli
Note: spettatori 200 circa. Giornata soleggiata e terreno in discrete condizioni
Ammoniti: Martedi, Messina, Borgobello, Bouhali, G. Ferretti, Longobardi





venerdì 20 gennaio 2017

Pomeriggi magici


Quando i Rossoneri gonfiano la rete

Quando ottieni il massimo

Quando torni a casa dal campo con il pieno di gioia dentro..


DOMANI, SABATO 21 GENNAIO, in atincipo alle 14,30
FIORENZUOLA-IMOLESE

mercoledì 18 gennaio 2017

La tempra del Guerriero

Grinta e carattere da vendere. Punto di riferimento per i compagni. Una squadra che girava attorno al centrocampo sorretto da due elementi del calibro di Sandro Melotti e Andrea Ciceri. 

Pagelle e tabellini del pomeriggio della conquista della permanenza in SERIE D (finale di ritorno Play-out, 2 giugno 2003)  



lunedì 16 gennaio 2017

Ravenna Fc-FIORENZUOLA 2-1 Matteo Arati (r)

non è bastato il penalty di ARATI MATTEO a Ravenna
i finalizzatori di FIORENZUOLA-Poggibonsi 2-0 (domenica 8-01-2017)
Tornare dopo più di vent'anni al "Benelli" di Ravenna ha un sapore particolare, riesce a farti sentire professionista. Dopo tre vittorie di fila capaci di sanare la classifica rossonera e con la porta di Alessandro Vagge inviolata da altrettanti turni questa domenica era da considerarsi un giusto premio per i giovani di Ciceri. Una domenica in uno stadio da grandi. Era altrettanto importante restare concentrati e determinati per tentare di continuare nel solco della striscia positiva per muovere la classifica verso la quota salvezza (44 punti), e poi vedremo nel dettaglio il perchè. Contro il Poggibonsi si era colto un successo fondamentale. Con gli attaccanti a secco, i gol dei centrocampisti Alessandro Pessagno ed Ettore Guglieri a stendere i toscani troppo spreconi. A Ravenna si è scesi in campo con il solito ardore nonostante l'assenza di capitan Petrelli e con Guglieri in panchina. Dentro il giovanissimo Buffagni al suo posto. Il Ravenna squadra sorniona e che segna poco deve fare a meno del miglior realizzatore il centrocampista Forte (5 centri) e dello stopper Venturini. Ardore da guerrieri e voglia di ripetersi, di fare bene. Rigorosamente in casacca completamente nera! Ma i giallorosso di casa che non perdono da 9 domeniche sono cinici e alla prima vera occasione ci infilano con l'attaccante Luzzi. Tre punti di differenza in classifica alla vigilia cosa sono? E il Fiore nella ripresa crede nell'impresa della rimonta, sena remore. Dentro le punte, compreso Francesco Delporto lo "scherzo" estivo che aveva deluso tanti, fermo ai box da cinque mesi causa quell'infortunio malandrino. Già tremo rivedendo il film su Sergio Corso martire. Mandato in campo troppo presto, dopo cinque mesi di stop in una fredda domenica di gennaio: altro crac. Per la cronaca: Corso è attualmente in forza all'Alsenese in prima categoria, solo per farvi capire quanto la gravità di un infortunio può condizionare la carriera di un ragazzo. E invece la voglia di recuperare il tempo perduto, la voglia matta di sbranare i palloni dell'attaccante parmigiano costringe al fallo da rigore il difensore romagnolo Venturi. Un occasione che vale la partita. Sul dischetto va Matteo Arati con la fascia da capitano al braccio e insacca. Secondo acuto stagionale per il centrocampista reggiano, faro del centrocampo Rossonero. Io a un punto ci avrei messo la firma a pranzo. Ma ecco il ricordo di una domenica di Marzo del 1991. Passavamo qui con i gol di Marco Pozzi centrocampista fantastico spalle alle punte e del bomber di Noceto Stefano Pompini su rigore. Non aveva neanche lo sponsor sulla seconda maglia bianca quel Fiorenzuola del presidente Antonio Villa, al suo primo campionato di serie C2, allenato da quella vecchia volpe di Gianni Seghedoni che faceva carte false ogni domenica per un pari. In quella domenica magica Roberto Serena parò pure un rigore all'ex serie A: Oliviero Garlini. Che domenica bestiale. E' anche vero però che poi abbiamo sempre cattato su poco qui, in riva all'Adriatico. Da quel memorabile festival del gol finito 5 a 4 per i bizantini nel campionato 1991-92 alle sconfitte degli ultimi anni della C1. La cabala ci è avversa ragas. Chiedete ad Alessandro Napoli un consiglio no? Per una volta. E allora: ma vuoi mettere un bel punto a Ravenna oggi, dopo 3 vittorie? Si, perchè dai va detto il calcio sa fare veramente lo stronzo a volte, regalando a chi poco merita tanto. Già domenica scorsa, quante occasioni concesse agli avversari che per demeriti di mira o per meriti nostri sono state sventate. In pieno recupero, su azione nata da una palla inattiva (come contro la Correggese), viziata da un nostro errore, il figato Ravenna di Antonioli ha trovato il gol-vittoria con l'esperto centrocampista Tommaso Lalj. A un passo dal quarto risultato utile il Fiore si ferma nella domenica della vittoria pesantissima del San Donato a casa della prima della classe Correggese. Bene anche la nostra prossima avversaria la Colligiana che ha dato quattro pappe alla Pianese. Risultati che accorciano dal basso una classifica che è sempre ogni domenica più corta. Domenica, altra sfida contro una squadra organizzata, allestita senza badare a spese, che verro in Valdarda per vincere. L'Imolese del 4 a 0 rifilato all'andata a quel Fiorenzuola sceso in campo pieno zeppo di under. Imolese che è rimasta a riposo causa le nevicate copiose cadute nell'Emilia orientale rinviando il big-match contro Rovigo. Che possiamo giovare un poco anche noi delle vicissitudini altrui. Fame di tornare a fare punti ne abbiamo tanta anche noi.

il solito generoso PEZZI in azione
RAVENNA-FIORENZUOLA 2-1
RAVENNA (4-3-1-2): Venturi; Ballardini, Mandorlini, Giacomoni (43’ st Graziani), Rrapaj; Guagneli (38’ st Boschetti), Lelj, Selleri; Sabba (9’ st Pregnolato); Luzzi, Broso. A disp.: Spurio, Mingozzi, Voria, Ambrogetti, Grandoni, Innocenti. All.: Piccoli (Antonioli squalif.).
FIORENZUOLA (4-3-3): Vagge; Bouhali, Pizza, Messina, Contini; Pessagno (38’ st Napoli), Arati, Buffagni (13’ st Guglieri); Storchi, Pezzi (32’ st Delporto), Lari. A disp.: Ballerini, Reggiani, Koliatko, Fucarino, Fany Thima, Botchway. All.: Ciceri.
ARBITRO: Paolucci di Lanciano.
RETI: 18’ pt Luzzi, 41’ st rig. Arati, 46’ st Lelj.
NOTE: Ammoniti: Guagneli, Buffagni, Messina, Pregnolato, Arati, Rrapaj, Contini.
Spettatori circa 700. Angoli: 3-2. Recupero: 0’ e 3’.



ARATI e CONTINI lottano a centrocampo, nella foto del RESTO DEL CARLINO

21-03-1991 quel rigore parato a Garlini RAVENNA-FIORENZUOLA 0-2
Un Fiorenzuola cinico e perfetto
i ravennati festeggiano il gol sotto gli occhi di PAOLO CONTINI




mercoledì 11 gennaio 2017

Calci piazzati di coppa, sotto i riflettori

La settimana passata abbiamo parlato della finale del torneo anglo-taliano Ottorino Barassi ... del 1976. Una sorta di Champions League del dilettanti.



Negli articoli dei quotidiani locali spiccano tante cose. Gli sforzi economici del presidente Tedoldi per permettere di poter cullare fino alla fine il sogno di un intero paese. Patron che non poté prendere l'aereo per seguire la finale per portare avanti l'attività.
La gara di ritorno giocata in terra cremonese si protrasse fino ai calci di rigore. Si legge che in quel freddo pomeriggio di Novembre fu necessario accendere i riflettori e qui il tutto mi porta alla mente a quel nostro Fiorenzuola-Carpi di Coppa Italia, giocato in un grigio pomeriggio quasi invernale.
E dopo i tempi regolamentari finiti in parità proprio non ci volevano fare andare a casa quel giorno. Non so come ma riuscirono a farli battere tutti quei rigori nel buio del Comunale. I vecchi riflettori del Comunale che illuminavano poco o niente.
In porta c'era Roberto Serena, che l'anno prima era a Nola, parò il mondo. Anche se non importava più di tanto il passaggio al turno tengo un gran bel ricordo di quel pomeriggio di Coppa.
Per la cronaca, fummo eliminati già al turno successivo credo contro i toscani del Montevarchi che militavano una categoria sotto (in C2).

il Carpi e la Spal in lotta per la serie A, lo Spezia che si da sempre un gran da fare, l'Alessandria che potrebbe tornare nei Cadetti
Fa un certo effetto e scalda il cuore rivedere in alto queste nostre ex avversarie che mettevamo sotto negli anni 90'

venerdì 6 gennaio 2017

Buona Epifania Fiorenzuola

tutta nera, beffarda, e pronta a metterci lo zampino ..come LORENZO PEZZI!
VESTITA DI NERO, TUTTA BARDATA, L'ESPRESSIONE BEFFARDA CON IL SUO GHIGNO...
Oggi si festeggia la Befana. Da domani le feste saranno finite e domenica 8 gennaio finalmente si torna al Comunale, per il primo impegno del nuovo anno. La Befana ci piace immaginarla un po come la cara vecchia Zobia, TRADIZIONE FIORENZUOLANA. Lei tutta ricurva, sgangherata, irriverente. Speriamo non faccia scherzi e metta nella Calza Rossonera punti importanti.
Arriva il Poggibonsi, un nome che evoca ricordi di serie C2 anni 90'. All'andata da loro per la prima di campionato un risultato ad occhiali stretti stretti con quel legnaccio colpito da Lorenzo Pezzi, le paratone del loro n.1 Riccardo Gagno e quel penalty non trasformato da Alessandro Napoli. I nostri migliori realizzatori, le bocche di fuoco rossonere che a volte sono mancate nell'arco del girone di andata ma che comunque qualche pallone importante l'hanno messo dentro. Ora nel girone di ritorno non si può più mancare l'appuntamento con le occasioni da gol. Noi questi due ragazzi li sogniamo in doppia cifra a maggio!
I toscani hanno girato alla sosta Natalizia con 16 punti (6 in meno di noi). Bottino frutto di 4 successi e 4 pareggi. 13 i gol fatti e 24 i subiti stanno a testimoniare anche per loro la mancanza di un bomber di razza. Il classe 1998 Niccolò Fontani con 5 centri e il difensore campano Angelo Ansalone con 3 sono i goleador dei nostri prossimi avversari. Il girone di andata si è chiuso con un quasi pareggio ottenuto dagli ragazzi di mister Andrea Mosconi (richiamato in panchina ad inizio dicembre) sul difficile campo della prima della classe: il Delta Rovigo. Pareggio momentaneo su rigore dell'espertissimo centrocampista giallo-rosso Berretti Matteo, poi nel finale il veneto Zubin ha depositato nel sacco la palla buona dei tre punti e del titolo di inverno, mentre noi dopo i tocchi magici di bomber Pez e Andrea Storchi nascondevamo abilmente la palla nella nebbia affossando il Castelfranco di Mezgour. Coach Andrea Ciceri per il match di domenica dovrebbe ritrovare il talento locale Paolo Contini pronto a scorrazzare e a mettere in mezzo inviti al gol da non farsi scappare. Poi capitan Petrelli potrebbe avere più ritmo nelle gambe ed essere valida alternativa a centrocampo. A disposizione anche Geremy Lombardi per l'attacco che ha scontato il turno di squalifica. Quella contro Poggibonsi sono partite vere che valgono doppio in chiave salvezza. Sangiovannese, San Donato e Rignanese, quanti punti ha lasciato per strada il Fiorenzuola di Salmi al Comunale contro compagini toscane. A mister Ciceri e ai ragazzi sarà chiesto di invertire la tendenza e partire col piede giusto nel primi impegno dell'anno 2017.


giovedì 5 gennaio 2017

Degani, il burro e quella finale per poveri-ricchi

Conosciuta dai più anziani del paese per la partecipazioni negli stessi campionati del Fiorenzuola di Promozione Lombarda anni 70'. Conosciuta anche perché fu dopo l'addio ai colori Rosso-neri la squadra Danilo Bertelli indimenticato bomber.
Nelle cronache passionali del tempo di quella finale da fantascienza per i giorni nostri fu protagonista un certo Valeriano Degani (lo si riconosce nelle foto d'epoca soprattutto per i vistosi baffi). Il terzino cremonese militò da noi per due anni ivi compreso il campionato 1982-83, annata della storica promozione in Interregionale.
E la partita di campionato dei Rossoblù prima di quelle due sfide internazionali  fu contro di noi. Era il campionato di Promozione girone C Lombardo, 1979/77. Era il Fiorenzuola allenato dall'ex serie A Bruno Franzini, cremonese che portò con se al di là del fiume Po: Manganati, Puerari e Bresciani. In attacco c'era il bomber maggiostrino Cironi e fra i pali c'era Struzzi di Villanova. Dietro le punte l'estroso Salvatore Fermi, che fece così così quell'anno. I Rossoneri chiuderanno il campionato con un mediocre 13 posto molto al di sotto delle aspettative estive, la Soresinese sfiorerà l'accesso agli spareggi per la promozione in Interregionale classificandosi al secondo posto con un solo punto di distacco dal glorioso Pavia di Chierico.
Ci siamo ritrovati poi dopo tanto tempo, e precisamente a metà degli anni 90' nella piccola capitale dei latticini: Soresina, per mettere nero su bianco il passaggio in Rossonero del bomber-pittore lodigiano Pier Paolo Curti che nel campionato di Eccellenza 1995-96 aveva segnato una cosa come 40 gol in maglia rosso-blu. Villa, si disse su consiglio del Bertelli, lo portò in serie C1 sognando una favola. Non fu così, nonostante i tanti gol d'estate messi a segno. Passò in ottobre alla Tecnoleno in serie D. Oggi fa l'allenatore ed è alla guida tecnica della Pergolettese in serie D (girone B).
l'Us Soresinese 1914 invece milita ancora nel campionato di Promozione, e ci tenevo troppo a parlarvi di questa storia dai risvolti romanzeschi :

Un viaggio in un oscuro passato calcistico a cura di ALBERTO GALLETTI.

Riprendo il discorso.
Non che ne avessi propriamente cominciato uno, ma la scomparsa di Cruyff mi ha colto di sorpresa mentre spulciavo qua e la in cerca di materiale per un pezzo di qualche interesse.
La mia attenzione era caduta sugli eventi dell’autunno 1976, quando al termine di due partite epiche (in particolare la seconda), la Soresinese, piccola e gloriosa formazione dilettantesca del cremonese divenne la prima, ed unica, compagine dilettantistica italiana a vincere la Coppa Ottorino Barassi riservata a club dilettantistici italiani ed inglesi.
Cruyff, come sempre è accaduto nel corso della sua leggendaria esistenza ha preteso per se tutte le attenzioni che potevo riservare al calcio per la settimana in questione, e la Soresinese è finita nell’angolo.
Dunque, la Soresinese è una formazione storica del panorama cremonese, fondata nel 1914 (ebbene si, 32 anni prima della Sampdoria!), sfoggia casacche rosso-blu e si esibisce allo Stadio Civico di Soresina, un bell’impianto, molto datato, di quel tipo vecchio di paesi abbastanza grandi, ma già con parvenze di stadio vero e proprio e dotato anche di discreto fascino, almeno ai miei tempi, ci giocai nella stagione 1985/86, Campionato Lombardo di Prima Categoria, perdemmo senza appello credo per 2-0.
Nel corso della sua lunga storia può vantare tre campionati di Prima Divisione (l’allora serie C) tra il 1932 e il 1935 e di nuovo tre stagioni stavolta in serie C dal 1945 al 1948, quindi una lunga militanza tra i dilettanti della Lombardia.
Fino ad arrivare alla stagione 1975/76.
La Soresinese militava nel girone C della Promozione lombarda dove finì terza dietro ad Abbiategrasso e Vogherese ma davanti al Pavia, mancando la promozione in Serie D.
Ma grande soddisfazione arrivò dalla vittoria della Coppa Italia dilettanti, vinta per 1-0 sulla Stezzanese (BG) nella finale di San Siro.
Questa vittoria diede diritto a giocarsi la Coppa Barassi, trofeo da disputarsi tra le vincenti della Coppa Italia Dilettanti e dell’inglese Isthmian League Division One.
I due incontri ebbero luogo nell’autunno 1976, andata a Tilbury (Essex), il 6 ottobre, 1-1.
La squadra di casa parte forte con manovre a tutto campo a gran ritmo e schiaccia la Soresinese nella propria metà campo crea numerose occasioni ma le spreca tutte, la compagine lombarda soffre ma tiene in difesa e si affida a sortite in contropiede sfiorando la segnatura al 20’ con Degani che scatta velocissimo in contropiede tira a botta sicura ma il portiere respinge.
L’appuntamento col gol è solo rimandato, quattro minuti dopo ancora Degani s’invola sulla fascia e crossa in mezzo, sulla palla si avventa Villa che ha seguito l’azione e infila irresistibilmente di testa la palla in fondo al sacco: 0-1!
E’ il primo gol realizzato in Inghilterra da una squadra italiana in questa competizione, nelle precedenti otto partite, con eccezione della prima nessuno era mai riuscito a far gol agli inglesi rimediando sette sconfitte.
Gli inglesi si buttano all’attacco a testa bassa creando il panico nella retroguardia soresinese che si salva da tre/quattro mischie paurose, ma il pari giunge al 39’ quando sugli sviluppi di una rimessa laterale battuta lunga l’incertezza dei difensori permette a Walden di insaccare da due passi.
Nella ripresa le squadre partono più lentamente ma Caccialanza si supera su tiro ravvicinato già al 5’ e dopo il quarto d’ora gli inglesi del Tilbury FC riprendono il soppravvento, ma è una supremazia sterile e l’incontro si chiude sull’ 1-1.
Il ritorno va in scena a Soresina il 4 novembre , il maltempo flagella il Nord Italia da giorni e le piogge incessanti mettono in forse lo svolgimento della gara.
Il campo è in pessime condizioni, una distesa di fango, ma la presenza di Artemio Franchi, presidente federale e di Gigi Peronace accompagnatore della nazionale e fautore di tutti i tornei anglo-italiani non lasciano scampo, si gioca.
La pioggia è incessante, un vento fortissimo sferza il campo ridotto ad un pantano e gli oltre millecinquecento spettatori accorsi a gremire le gradinate del vecchio impianto per sostenere i beniamini di casa.
Al termine di una battaglia quasi esclusivamente fisica si ripete il risultato dell’andata, 1-1, vanno in rete Nicolini al 22’ e quasi allo scadere (82’) Smith subentrato a Cotter ad inizio ripresa, si chiude sotto la luce dei riflettori e si va ai supplementari dove le squadre non riescono a superarsi duramente provate da novanta minuti durissimi.
Il trofeo verrà assegnato ai calci di rigore, dal dischetto gli italiani fanno centro quattro volte a segno anche il portiere Caccialanza!, gli inglesi sbagliano il secondo e il quarto, e la Soresinese si aggiudica il Trofeo Barassi scatenando grande gioia sugli spalti gremiti dagli spettatori che avevano sfidato un tempo da lupi per assistere all’incontro.
Sfortunatamente dalla stagione successiva il trofeo non verrà più disputato finendo nel dimenticatoio dove, mi chiedo spesso, non sia meglio stare invece che sotto luci di improbabili riflettori dei qualunquisti profeti dell’ovvio del calcio d’oggidì, ma di certo più vicino al cuore e alle cose che contano davvero.
Curiosità: Il Villa a segno nella partita di andata era Renato Villa, ad inizio carriera.
Diventerà poi celebre come il Mitico Villa con la maglia del Bologna in serie A.

fonte: http://tonyface.blogspot.it/2016/04/soresinese.html



La BARASSI CUP sollevata da braccia nerborute, segnate di chi al mattino e al pomeriggio correva in fabbrica per portare a casa la pagnotta e alla sera andava a faticare/divertirsi su campi fangosi senza luci.

Un calcio inglese che anche in scala minore affascina:
con le tribune basse a ridosso dei rettangoli di gioco, con le luci e i colori cupi del sabato e della domenica sera inglese.

quella piccola squadra di paese nella cornice dell'Olimpico di Roma...


martedì 3 gennaio 2017

"Serie C 60/90"

Perché ne abbiamo fatto parte anche noi per dodici anni. Dagli inizi degli anni 90 al 2002. Eravamo rimasti tutti quanti storditi dal miracolo che stava accadendo giù in città: il Fiorenzuola dell'era Villa.

E perché la pagina Facebook in questione ha davvero contenuti interessanti per chi come me e te è un grande appassionato di Calcio minore.

L'angolo dedicato alla serie C dagli anni 60 ai 90 curata da Marco Parmigiani permette di condividere immagini e aneddoti di momenti magici di calcio professionistico, quando le maglie erano ancora in lanina, le vittorie valevano 2 punti e non si giocava mai alla sera.

Ho riconosciuto un Mascheroni nelle file del Sant'Angelo che poi militò da noi a Fiorenzuola negli anni 70', ho rivisto il Pergocrema di Veneri dei primi anni 80' con dietro la bassa gradinata coperta del "Voltini". Ho rivisitato stadi di provincia colmi di gente infreddolita nelle domeniche pomeriggio di un Italia che andava decisamente bene...

Per accedere alla pagina:
https://www.facebook.com/seriec6090/


domenica 1 gennaio 2017